Non farti travolgere dalle emozioni: il coraggio di Michael James

Michael entrò nella sala riunioni e venne fatto accomodare su una sedia.
Di fronte a lui, dall’altra parte del tavolo, c’erano ad attenderlo due dirigenti dell’azienda per cui lavorava. Gli porsero la mano senza entusiasmo. Mentre i due uomini lo studiavano, si accorse che lui era seduto più in basso rispetto a loro: una tecnica per mettere in soggezione l’interlocutore.
Il giorno prima, al telefono, gli avevano fornito solo pochi particolari, più che sufficienti per fargli comprendere che per lui sarebbe stato un incontro poco piacevole e complicato.

Ma ora voleva giocarsela al meglio: c’erano in ballo la sua carriera lavorativa e la sua vita. Iniziarono subito ad illustrargli il motivo per cui lo avevano convocato.


La telefonata del giorno precedente lo aveva turbato non poco. Cosa volevano esattamente da lui? Quello che gli avevano raccontato era solo una piccola parte di tutta la faccenda. C’era sicuramente altro. Si ricordò di due o tre episodi nei mesi precedenti in cui si era reso conto che si stavano comportando in modo strano. Il loro modo di agire nei confronti di tutto il team non lo convinceva.

Lo avevano praticamente costretto a fare una levataccia e tutti quei chilometri in macchina, senza preavviso. Si sentiva agitato, confuso e in ansia. La sua mente continuava a pensare ai più svariati scenari, a risposte da dare, a spiegazioni da fornire.

Il viaggio in auto era appena iniziato. Non poteva e non voleva andare avanti così. Si fermò al primo autogrill, andò in bagno, si sciacquò la faccia e si guardò allo specchio.

Era solo; puntò un dito, agitandolo con decisione, ma anche con benevolenza, verso la sua immagine riflessa. Sulla faccia gli spuntò un ampio sorriso. Gli venne in mente quando la sua ragazza lo aveva portato a una sessione di risata incondizionata. Una delle “abitudini felici” consisteva proprio nel guardarsi in un finto specchio lasciandosi ridere e buttando fuori tutte le preoccupazioni. Quel pomeriggio aveva provato un’altalena di stati d’animo e di emozioni. Stupore, un po’ di imbarazzo, divertimento, energia, rilassamento e felicità. Tutto in poco più di un’ora. Quello che più contava era che energia, relax e felicità erano durati per qualche giorno. Improvvisamente si ricordò delle parole che gli aveva pronunciato uno dei leader della sessione al termine dell’incontro.

“Nelle difficoltà, ricordati di ridere. Ridi delle tue preoccupazioni e delle tue paure. Ridere è terapeutico ed è dentro di te. Fai sgorgare la tua risata: ti libererà la mente. E andrà tutto per il meglio.” gli aveva detto.

Inoltre gli aveva spiegato e raccontato brevemente alcuni dei benefici della risata: la risata aumenta l’ossigeno nel sangue grazie alla respirazione diaframmatica, innesca emozioni positive e aumenta l’autostima, aiuta le persone a comunicare con gli altri in modo efficace. E molto altro.

Tornò in auto e rise, proprio come aveva fatto quella sera. Come un esercizio fisico, senza l’ausilio di alcuna comicità.

La risata, dapprima indotta, divenne presto spontanea. Alternava momenti di risata fragorosa a momenti più tranquilli in cui si lasciava quasi coccolare dal suono lieve della sua risata. Rise praticamente per tutto il viaggio. Per quasi tre ore. E non rimuginò più sulle sue questioni.


I due dirigenti si alternavano nel porre le domande, nel fornire spiegazioni, nell’illustrare i fatti. Non avevano apprezzato diverse sue scelte lavorative. Lo sottolinearono inizialmente in modo duro, ma gentile. Poi il tono divenne crudelmente perentorio. Si sentiva rimbalzare da uno all’altro. Era tutto congegnato molto bene per metterlo sotto stress e in difficoltà.

Ma lui rimase calmo e rispose con fermezza e dignità alle critiche e alle insinuazioni sul suo operato. Gli fecero capire che se voleva rimanere nel settore lavorativo di cui loro erano i responsabili sarebbe stato costantemente sotto esame. E non gli avrebbero concesso di prendere decisioni in modo indipendente.

Sentiva dentro di sé un grande coraggio e rimase tutto il tempo lucido e con le idee chiare, nonostante la stanchezza.

Gli apparve nella mente un’istantanea, un flash di un paesaggio che lo aveva colpito durante il tragitto mentre stava viaggiando per arrivare lì, al luogo dell’incontro. Un torrente gonfio d’acqua. La corrente creava mulinelli e trasportava rami d’albero, travolgendo tutto al suo passaggio.

Non si lasciò intimidire. “Non farti travolgere dalle emozioni”, si disse.

Si lasciò guidare dal suo intuito e dai suoi valori di giustizia, di dignità e lealtà. E li spiazzò, scegliendo di trasferirsi in un’altra città, in un’altra divisione nella quale conosceva le persone con cui avrebbe collaborato e il loro modo etico di cooperare, un luogo dove avrebbe lavorato in un ambiente migliore e in piena sintonia con i suoi valori e i suoi principi.

Restarono senza parole, non lo avevano previsto.

Uscì dalla stanza fiero di sé, con le spalle larghe, il mento in alto e un largo sorriso stampato in faccia. Tornò alla sua auto. Le preoccupazioni che solo qualche ora prima gli sembravano una montagna troppo alta da scalare erano completamente svanite.

Si sentiva la mente leggera e provava un’intima soddisfazione di sé stesso e ringraziò fra sé e sé la sua risata, che gli aveva donato chiarezza di idee e coraggio.



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